05 nov 2015

Capitolo 87 La Spada del Re Primavera del 1963

Tucson, in Arizona è un’oasi nel deserto a 64 km a nord del confine degli Stati Uniti con il Messico. Nel 1963 la città di Tucson ospitava circa 300.000 abitanti. La sua popolazione aumentava durante i mesi invernali, perchè migliaia di visitatori provenienti dagli stati più freddi del nord venivano per godere il clima più caldo dell’Arizona. La gente del posto li chiamava “Uccelli da Neve”. Molti di questi “Uccelli da neve” ritornavano al nord in primavera, per sfuggire al caldo intenso dell’estate di Tucson. Diverse persone rimanevano, e di anno in anno la città cresceva sempre di più.
William Branham e la sua famiglia arrivarono a Tucson intorno a mezzogiorno del venerdì, 4 gennaio 1963. Anche se Bill aveva già visitato diverse volte Tucson, fu colpito di nuovo dai suoi ampi viali a quattro corsie. Lo spazio è qualcosa che il sud-ovest ha in abbondanza. Ciò che manca è l’acqua. Bill notò una scarsità di prati. Molte persone decoravano i loro giardini con cactus e altre piante autoctone per conservare l’acqua. La maggior parte delle case erano fatte di mattoni, molte con pareti in stucco e tetti di tegole d’argilla in stile spagnolo. Ciò che colpiva Bill di più di Tucson era la catena montuosa delle montagne frastagliate che circondavano la città su tre lati.
Aveva affittato una casa bifamigliare al 3908 e 3910 Park Avenue. Le quattro piccole camere da letto avrebbero messo alle strette la sua famiglia, ma sperava che sarebbe stato solo un arrangiamento temporaneo. In futuro, se il Signore gli avrebbe detto di stare a Tucson in modo permanente, avrebbe potuto procurarsi qualcosa di più grande. Forse avrebbe anche potuto comprare una casa vicino alle montagne. Sabato aprirono i bagagli. Lunedì mattina, Bill e Meda iscrissero i loro figli alla scuola. Rebecca aveva 16 anni, ed era a metà strada del penultimo anno di scuola superiore. Sarah ne aveva 11 ed era in prima media. Giuseppe aveva sette anni, ed era in seconda elementare. Qualche giorno dopo Billy Paul arrivò con la moglie Joyce e il loro figlio neonato. Billy Paul affittò una casa che sarebbe stata la sua casa e il suo ufficio dove poter coordinare le campagne di suo padre.
Il sabato 12 gennaio, Bill si recò ad un centinaio di miglia a nord e iniziò una campagna di predicazioni che lo avrebbe portato in una dozzina di chiese nella zona di Phoenix nelle due settimane seguenti. Nel pomeriggio di domenica 27 gennaio, terminò questo giro di predicazioni al Ramada Inn, dove parlò agli uomini d’affari del pieno Vangelo sul tema “L’Assoluto”. Mostrò quanto sia importante il concetto di assoluto nella nostra società, utilizzando esempi che spaziavano dagli arbitri nelle partite di baseball, ai semafori agli incroci, alle decisioni legali della Corte Suprema degli Stati Uniti. Prese il suo testo in Filippesi 1:20-21, dove Paolo dice: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno”. Gesù Cristo era l’assoluto di Paolo; La fonte di tutta la sua forza e le basi per tutte le sue decisioni. Così deve essere per ogni cristiano. Bill disse: “In questa epoca atomica di incertezza, il cristiano ha bisogno di più che la semplice esperienza di unirsi alla chiesa. Avete bisogno di un ancoraggio, un assoluto che si sa che non fallirà. Le chiese e la gente falliranno, ma Cristo non può fallire. Egli è l’Assoluto per il credente. Se Cristo è il tuo Assoluto, siamo legati a Lui, allora siamo legati alla Parola di Dio. Come fate a sapere se avete il giusto assoluto o no? Se leggete nella Scrittura qualcosa che Cristo ci ha incaricato di fare e poi qualcuno vi dice che era solo per i discepoli o ciò si applica a qualcun altro — e voi credete a quella persona e non credete alla Scrittura, allora Cristo non è il vostro assoluto; Quella persona che ha contorto la Scrittura e vi ha portato fuori strada quello è il vostro assoluto. Cristo la Parola, deve essere il vostro assoluto. Non lasciate che nessuna cosa vi guidi fuori dalla Parola.
“Quando Dio ha dato all’uomo lo Spirito Santo, Egli lo mise con la faccia verso il Calvario e la Parola davanti a lui. Ora, piccole piante rampicanti cresceranno dal bordo di quella strada, saliranno e si avvolgeranno intorno a quel piccolo albero e voi pensate che siano assolutamente
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innocenti. Ma la prima cosa che dovete sapere, esse hanno un tale presa su di voi fino a che non vi trascinano nel modo sbagliato e vi faranno inclinare sulla via sbagliata. E così entrano filosofie mondane tra di noi fino a quando cominciano a tirarci verso il mondo. Si deve prendere la spada affilata a due tagli della Parola di Dio e tagliare nettamente ogni mondanità in modo da poter stare retti su quella Parola, perché questo è il Massimo; Quello è l’Assoluto di ogni credente.
“Un uomo o una donna ripieni di Spirito Santo punteggiano ogni promessa di Dio con un ‘Amen’. Qualcuno potrebbe dirvi, ‘Il tempo dei miracoli è passato. Non esiste una cosa come la guarigione divina. Il battesimo dello Spirito Santo era per un’altra epoca’. Poi leggete nella Bibbia l’affermazione che fece Pietro nel giorno di Pentecoste, quando erano tutti compunti nel cuore e volevano sapere cosa fare per essere salvati. Ora, se la risposta fosse stata di aderire ad una chiesa, avrebbe detto: ‘Dovete trovare il corpo e unitevi alla chiesa’. Ma non disse questo. Diede loro la prescrizione esatta di ciò che dovevano fare. Disse: ‘Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de' vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo.
Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà’”. Ecco l’assoluto. Il cristiano ripieno di Spirito crederà sempre e agirà sulla Parola di Dio.
Tornato a Tucson, Bill prese un riposo del quale aveva molto bisogno. Sentiva ancora la pressione di incertezza nel petto che lo stringeva come un manzo potrebbe stringere un cowboy contro il lato di un recinto. Poteva spingerlo via, ma sempre tornava. Una mattina, poco dopo essere tornato da Phoenix, si svegliò presto e rimase nel letto pensando al suo futuro, chiedendosi perché il Signore lo avesse mandato nell’Occidente. Nella sua mente rivedeva la recente visione degli angeli che venivano verso di lui sotto forma di piramide. La visione era iniziata con un’esplosione. Come poteva sopravvivere a una tale potente esplosione? E tuttavia, sentiva Giuseppe che lo chiamava. Che cosa voleva dire? E se il Signore avesse intenzione di portarlo a casa presto, avrebbe dovuto preparare la sua chiesa a prendersi cura della sua famiglia. Forse poteva concedere alla sua famiglia una retta. Billy Paul aveva quasi 28 anni e poteva badare a se stesso, ma Bill era preoccupato per il resto della sua famiglia perché erano completamente dipendenti da lui per la loro sopravvivenza.
Tranquillamente udì una voce nella sua testa diceva: “Vai al Sabino Canyon”.
Saltò la prima colazione, lasciò l’appartamento e si diresse verso la parte nord di Tucson, dove le montagne Catalina salivano bruscamente, trattenendo la città dal espandersi in quella direzione. Seguì la strada ad est, parallelamente alle montagne che sembravano come il rame al sole del mattino. Numerosi canyon intagliavano questa catena montuosa. Uno di questi canyon è ora un parco nazionale. Bill si addentrò nel Sabino Canyon e guidò la sua auto a nord lungo la strada stretta che fiancheggia la stretta insenatura del Sabino. C’era molta acqua nel torrente durante i mesi invernali, alimentato dalla neve sciolta lungo le pendici del Monte Lemon. L’acqua scorreva da una pozza all’altra, salendo su degli enormi massi, irrigando una varietà di alberi — platani, pioppi, salici, frassini e noci. In un primo tempo il torrente scorreva dalla sua parte destra, ma nello spazio di un miglio attraversò il torrente diverse volte su stretti ponti in pietra, per finire con il torrente alla sua sinistra. Poi la strada si divideva dal torrente e saliva per diverse centinaia di metri, terminando in un parcheggio per gli escursionisti.
Bill prese il sentiero che seguiva il versante orientale del canyon. Egli era al di sopra della vegetazione arborea, ora udiva sotto di lui i battibecchi degli uccelli del luogo. Da qualche parte sullo strapiombo sopra di lui, una colomba tubava al suo compagno. Il versante occidentale del Sabino Canyon catturava la luce del sole, ma lungo il versante orientale Bill camminava all’ombra di enormi crinali torreggianti sopra di lui. Il paesaggio era un paradiso botanico. Alti cactus spiccavano nettamente sui pendii più bassi, ma una più piccola varietà come i cactus barile e il fico d’India difendevano le loro nicchie tra le rocce. C’erano anche gli arbusti del deserto, come mesquite e Palo Verdi. Questi arbusti avevano le spine sui rami, nascosti tra una profusione di piccole foglie cerose. Sopra di lui la pendenza del canyon incontrava una falesia verticale alta centinaia di metri. Pochissima vegetazione si aggrappava a quelle vette rocciose.
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Dopo aver camminato per circa 20 minuti, arrivò a delle scoscese montagnole rocciose — un gruppo di montagne scoscese intermedie che si trovavano molto al di sotto delle scogliere più alte, ma tuttavia a molta strada dal fondo del canyon. Salì sulla più vicina montagnola, fermandosi a riposare in un luogo relativamente piatto vicino alla cima. Un paio di colonne rocciose sporgevano ancora sopra la sua testa, ma per il suo scopo, questo luogo era il più alto che voleva salire. Notò un cervo su un sentiero da selvaggina giù sul versante dalla montagna. Bill rimase immobile a guardare come il cervo alzò la testa per ascoltare il rumore di pericolo. L’unico suono che Bill poteva sentire era il debole gorgoglio del ruscello che si fondeva con una leggera brezza. Improvvisamente una folata di vento gli fece volar via il cappello che rotolò a pochi metri, prima di bloccarsi nella morsa di un Ocotillo. Sorpreso dal movimento, il cervo scappò via.
Bill recuperò il cappello e s’inginocchiò accanto all’Ocotillo a pregare. L’Ocotillo è un cespuglio, ma non ha un tronco centrale, ha invece tanti rami che crescono da terra verso l’alto da un punto centrale. I suoi rami sono coperti di foglie, e ogni foglia nasconde un aculeo lungo un pollice. L’Ocotillo è affine alla pianta spinosa che tanto tempo fa in Israele un soldato romano intrecciò in una corona di spine da mettere sulla testa di Gesù Cristo il giorno in cui fu crocifisso.
Bill sistemò la sua Bibbia per terra, volse la testa verso le scogliere orientali, alzò le mani sopra la testa e pregò ad alta voce: “Oh, Signore, che cosa vuol dire quell’esplosione nell’ultima visione che mi hai dato? Vuol dire la mia morte? Non ho paura di morire, ma ho bisogno di saperlo in modo di preparare la mia famiglia. Se hai intenzione di portarmi a casa presto, lascia che avvenga qui dove nessuno troverà il mio corpo. Forse un giorno potrai lasciar trovare a Giuseppe la mia Bibbia posata qui”.
Improvvisamente sentì qualcosa di solido toccare la mano destra. Istintivamente le sue dita afferrarono l’oggetto e guardò per vedere cosa fosse. Fu stupito nel vedere una spada a doppio taglio affondata nella mano, la lama puntava verso il cielo. Tirò giù la mano per esaminarla da vicino. Il guardia mano sembrava come se fosse d’oro e l’impugnatura sembrava come se fosse fatta di perla. Il sole era abbastanza alto e brillava attraverso una sella del canyon a oriente dell’orizzonte e il flusso dei raggi luminosi faceva brillare la lama della spada come l’acciaio inox. I bordi erano taglienti come rasoi. Bill sentì un misto di attrazione e repulsione per quella lama lunga un metro. Aveva sempre avuto paura di una spada e lui era contento di non vivere nei giorni in cui le spade a volte venivano utilizzate per risolvere le controversie.
“Questo è strano”, disse, “Mi sembra reale come se io l’abbia sempre tenuta in mano. Da qualche parte vicino a me c’è lo stesso Dio che ha creato un ariete per Abramo, lo stesso che ha creato quegli scoiattoli per me in Indiana e in Kentucky. Ora Egli ha creato questa spada. Ma che cosa dovrei farne? Io so che i re usavano le loro spade per nominare cavalieri gli eroi. Forse questo significa che dovrei imporre le mani su qualcuno e ordinarlo ministro”.
Egli fu sbalordito nel sentire una voce rombante giù dalle alture del canyon: “È la spada del Re”!
“Ma perché mi mostri la spada di un re”? Bill chiese ancora incerto.
“Non è la spada di un re”, rispose la voce. “È la spada del Re”!
Come un lampo di luce solare, la spada scomparve. Anche se la sua mano era ormai vuota, il suo cuore era pieno. Ora capiva. Dio è “il Re”, e la spada del re è la Sua Parola — la Bibbia, la bussola che Bill usava per guidare la sua vita, il suo assoluto su cui aveva puntato il suo destino eterno. Mentre il suo cuore rallentava la corsa ad un ritmo normale, sentì che il Signore gli parlava serenamente come una voce nella sua testa, dicendo: “Non temere la morte. Questo è il terzo pull del tuo ministero”.
Riprese la sua Bibbia e corse di nuovo alla sua macchina, gridando con una gioia che faceva eco tra le pareti dorate del canyon. Ora era contento che la visione degli angeli non significasse che stava per morire, almeno non per ora. Dio aveva ancora qualcosa da compiere per lui prima.
Pochi giorni dopo, Bill chiese a Billy Paul di inviare una cartolina a tutti gli indirizzi della posta delle Campagne Branham, informandoli che sarebbe stato in Jeffersonville da marzo 17 al 24, conducendo una serie di incontri speciali. Predicò una sola volta in febbraio, e l’impegno era a
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Tucson, così non dovette viaggiare lontano. Ben riposato, egli non vedeva l’ora di andare a caccia di Javelina, prima di rientrare a Jeffersonville.
Il maiale Javelina (o cinghiale) è l’equivalente americano del maiale europeo, eppure è diverso dai maiali domestici — più piccolo, più rustico, e ben si adatta a sopravvivere nel duro ambiente del deserto sud-occidentale. Quell’anno in Arizona la stagione di caccia era iniziata il Venerdì 1 marzo e finiva il 10 marzo. Bill inizialmente aveva previsto di andare a caccia nel giorno di apertura della stagione. Il suo piano cambiò quando ricevette un lungo telegramma da una donna del Texas. Lo pregava di venire a Houston e chiedere al giudice di essere misericordioso verso il figlio che era di fronte alla pena di morte per i suoi crimini. Dopo aver letto di questo caso sul giornale, Bill ritenne che se non cercava di salvare la vita del giovane, non sarebbe mai stato in grado di cacciare di nuovo. Rinviò la sua battuta di caccia e programmò un viaggio rapido a Houston. Chiamò anche un pastore di Houston che gli aveva chiesto di predicare per lui se mai si trovasse in città.
La domenica del 3 marzo 1963, Bill e Billy Paul si diressero verso Houston, Texas. Il lunedì mattina Bill aveva il colloquio in tribunale. Lunedì sera Bill predicò presso l’Auditorium della città, e poi dopo il servizio partì subito per casa. Degli amici lo portarono di nuovo a Tucson, mentre Billy Paul continuò a nord-est verso Jeffersonville. Il mercoledì 6 marzo, William Branham, Fred Sothmann, e Gene Norman caricarono il pick-up di Sothmann con i loro fucili e le attrezzature da campeggio. Seguirono la strada a est di Wilcox, poi girarono verso nord e guidarono su una strada sterrata fino a che giunsero nel paese montuoso che circonda le piccole comunità di Bonita e Sunset, in Arizona. Quel pomeriggio montarono il loro accampamento in una conca secca, vicino alla facciata di una scogliera che si snodava attorno a loro come le dita di un gigante, con la mano a coppa in posizione orizzontale. Giovedì Bill uccise il suo Javelina, ma i suoi compagni ritornarono al campo con i loro proiettili ancora nei loro fucili. Bill conosceva la zona in cui il branco si muoveva, così pensò di poter aiutare Fred e Gene a cacciare uno Javelina.
All’alba di venerdì 8 marzo, mandò Fred e Gene per un sentiero mentre lui andò in un altro, con l’intenzione di radunare i maiali nella loro direzione. Questa regione era dominata da macchie di alberi mesquite che arrivavano ad un’altezza di 7-8 metri, a seconda della profondità del suolo. L’elevazione maggiore dell’altopiano del Rattlesnake rendeva il clima troppo freddo per la sopravvivenza degli spinosi saguaro, ma altre varietà di cactus abbondavano, come il cactus barrel e lo spinoso fico d’india. La vegetazione era più fitta nel fondo del canyon, dando più copertura ai Javelina per nascondersi. Bill salì fino alla cresta, sulla parte superiore del canyon in modo da poter individuare più facilmente i maiali mimetizzati. Ora aveva una buona vista della serie di creste che sorgevano nei picchi più elevati di questa modesta catena di montagne. Il Sunset peak era a circa dieci miglia a sud da lui. Tucson era a circa 64 km a sud-ovest.
Camminò per diverse ore, a volte su nelle alture, a volte giù nei burroni, fermandosi spesso a studiare il terreno con il suo binocolo. Verso le 8 vide Gene e Fred almeno a un miglio di distanza da lui. Fred era dall’altra parte del canyon. Bill fece segno con le mani e Fred rispose di ritorno. Il sole brillava in un cielo senza nuvole e aveva bruciato il freddo del mattino, e il sudore di Bill fuoriusciva dalla fascia del cappello nero. Sedutosi su una roccia per riposare, posò il fucile sul suo grembo. Notò una lappola attaccata a una gamba dei pantaloni, la raccolse e guardò il seme spinoso e lo schiacciò tra il pollice e le altre dita. La lappola non è una pianta comune in queste montagne del deserto, ma in qualche modo questo seme gli sembrava familiare.
Con la coda dell’occhio catturò un movimento nel canyon sottostante. Un cinghiale Javelina apparve accanto a un albero di ginepro a circa 500 metri di distanza. Con il suo binocolo, Bill poteva ora vedere una ventina di maiali muoversi attraverso il cespuglio. Non erano a conoscenza del pericolo. Bill lasciò cadere la lappola che teneva in mano e lentamente strisciò via da quel posto. Quando i maiali furono fuori dalla vista, si alzò e corse sopra un crinale, poi seguì una pista di cervo in fondo al canyon. Mentre correva, pensava al modo migliore per far spostare i cinghiali fino al canyon verso i suoi amici.
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Boom! Una tremenda esplosione scosse la terra, si alzò un nuvolo di polvere, e rocce dalla dimensione di un secchio crollavano sui sentieri del canyon. Per un istante, Bill pensò che qualcuno gli avesse sparato. Guardando ad ovest, vide una piramide di sette angeli che gli si avvicinavano più veloci di un jet supersonico. Questi angeli erano esseri potenti vestiti di un’armatura bianca, con le ali all’indietro e le loro braccia tese in avanti. Lo circondarono prima che potesse fare un respiro e lo sollevarono in aria. La terra e il cielo roteavano intorno a lui e i suoi sensi si estendevano fino ai limiti della percezione umana. Tre angeli aleggiavano sopra di lui ai due lati, ed erano posizionati in modo da essere inclinati in avanti, l’angelo di sopra completava il triangolo. L’angelo in basso a destra attirò la sua attenzione. Quest’angelo brillava di un bianco più luminoso rispetto al resto degli angeli, come se fosse in qualche modo più importante dei suoi compagni. Contando da sinistra a destra questo era il settimo angelo. Bill si sentiva stranamente attratto da lui, come se ci fosse in qualche modo un legame speciale fra loro. Improvvisamente quest’angelo pose una spada nella mano di Bill e disse: “Torna a Jeffersonville, dove i sette misteri sigillati di Apocalisse saranno aperti”.
La spada scomparve. Rapidamente, ma delicatamente, gli angeli lo rimisero di nuovo in quel canyon sulle pendici del Monte Sunset. Poi si presero per mano e si trasformarono in una nebbia che formò un cerchio di luce mistica. Nel momento in cui questa nuvola saliva in cielo, si era allungata fino a quando non sembrava più un cerchio ma un triangolo.
Bill guardava la nuvola di angeli salire nel cielo, formando un anello simile a una nuvola che aveva la forma di una piramide, prima di evaporare. Bill raccolse le sue forze e corse su per il canyon per trovare Fred e Gene. Egli non passò dov’era il gregge di javelinas, ma la caccia era ormai lontana dai suoi pensieri. Chiese ai suoi amici, se avevano sentito l’esplosione. Entrambi affermarono di averla udita e sentita e si chiedevano cosa fosse, perché era qualcosa che non avevano mai udito prima. Bill non diede loro una spiegazione in quel momento, ed entrambi, Fred e Gene, sapevano che era meglio non chiederla. Gene disse che pochi minuti prima di sentire l’esplosione, aveva pianto senza controllo per nessun motivo apparente.
Il sabato i tre cacciatori tornarono a Tucson senza che Fred e Gene avessero preso uno Javelina. Bill volle partire per l’Indiana la mattina di martedì 12 marzo, così lui aveva solo pochi giorni a disposizione per preparare il suo viaggio. Programmò di partire con Gene Norman. Diverse altre famiglie volevano viaggiare con loro in una roulotte, erano: la famiglia Sothmann, i Simpson e i Maguire.