08 nov 2015

Capitolo 7 Fuggendo nel deserto 1927-1929

Quando William Branham arrivò a Phoenix, Arizona il signor Francisco, lo pagò 3 $ per l’aiuto nella guida. Quello era tutto il denaro che Billy aveva al mondo, ma non era preoccupato. Era sicuro che qualche occasione si sarebbe presentata. Era il dicembre dell’anno 1927, aveva 18 anni strapieno di entusiasmo per la nuova opportunità della sua vita. Dopo avere scritto una lettera di spiegazione a casa per sua madre, Billy s’avviò ad esplorare la città. Subito si imbatté in un rodeo amichevole. questo lo fece pensare, “Io sono realmente un buon cavaliere. Dato che sono completamente in bolletta, perché non mi guadagno dei soldi facili in questo rodeo Ma prima di andare là fuori davanti a tutti quei cowboy dovrò comprarmi un paio di gambali”.
       Andò giù per la strada al negozio di abbigliamento più vicino e provò un paio di gambali di cuoio. Erano magnifici — il nome ARIZONA era sbalzato sopra la cinghia ed avevano una testa di giovenco lavorata in ogni gambale, con dei bottoni di rame per occhi. Ma erano decisamente troppo lunghi; il cuoio dei gambali si trascinava per terra. Billy si guardò allo specchio e pensò: “Mi sembro un gallo da combattimento — solamente piume e penne”.
       Il commesso disse: Questo paio costa 25 $ signore”.
       Billy fu contento perché aveva una scusa per toglierseli. “Temo che 3 $ sia tutto il denaro che ho”.
       Il commesso propose: “Meglio che faccia un compromesso con un paio di jeans Levi”.
     Billy comprò un paio di blue jeans ed un cappello da cowboy, poi ritornò al rodeo. Sulla cima di un recinto sedeva una fila di cowboy sfigurati, dalle gambe arcuate che sembravano fossero stati in parecchi trasferimenti di bestiame e guerre di pascolo. Billy pensò: “Ecco, dove io appartengo”. Saltò sullo steccato accanto a loro. Tutti accanto a lui borbottavano eccitati. Billy era arrivato proprio quando un famoso cavaliere stava per cavalcare un noto stallone selvaggio. Il cavallo era in un box della stalla non molto lontano. Billy osservò il cavaliere dalle lunghe gambe sedersi sulla sella e pensò: “Se quel tipo non potrà cavalcare quel cavallo, allora lo farò io”.
     L’istante in cui il cancello si spalancò, quel cavallo sbuffò e saltò dalla stalla con tutti i quattro piedi in aria. Quando toccò il suolo, saltò su di nuovo, torcendo il suo corpo e scalciando fulmineo con le zampe posteriori. Il cavaliere volò dalla sella come uno spaventapasseri di paglia, atterrò con un rumore di ossa rotte in mezzo al recinto giacendo immobile, il sangue gli usciva dal naso. Mentre l’uomo addetto riportava lo stallone nel suo box, altri caricarono il cowboy privo di sensi in un’ambulanza e lo portarono via.
      Un uomo cavalcò lentamente lungo il recinto dove Billy sedeva con tutti gli altri coriacei cowboy. Disse: “Darò 50 $ a chiunque starà su quel cavallo per 30 secondi”. L’uomo continuava a fermarsi a guadare un cowboy negli occhi e ripeteva la sua offerta. Nessuno accettò la sua offerta. Allora l’uomo si fermò di fronte a Billy e chiese: “Sei un cavaliere”?
       “No, signore”, disse Billy impacciato.

Billy assunse servizio presso un grande allevamento di bestiame a nord ovest di Phoenix vicino ad una città chiamata Wickenburg. La sua abilità nel cavalcare migliorò rapidamente finché presto fece la sua parte di lavoro nella fattoria — da vero cowboy, proprio come aveva sognato che sarebbe stato.
       La bellezza della prateria superò le sue immaginazioni. Intorno a lui aspre montagne s’innalzavano dal fondo della prateria. Giganti cactus saguaro punteggiavano il pianeggiante deserto e le ripide pareti dei canyon. Il deserto era un quadro della diversità — ricco di pungenti fichi d’india, un piccolo cactus che sembrava una coda di castoro con lunghi, aculei appuntiti; il cactus puntaspilli, il quale era coperto così spessamente con piccoli aghi che sembrava una pelliccia; il cactus barile che sembrava un barile con coste spinose; ed i più piccoli, alberi cespugliosi conosciuti con il loro nome Spagnolo, palo verde, che significa, infatti, bastone verde. L’illusoria natura selvaggia lo affascinava — le lucertole velenose, il crotalo — serpente a sonagli, — il ratto canguro, i porci Javelina; era tutto così esotico, così differente dal terreno boscoso della valle del fiume Ohio. E pensare, che lui era qui nel mezzo di esso, sopra un cavallo, sollevando la polvere della prateria, lavorando con cowboys e giovenchi longhorn. Questa era vita. Cosa ci può essere di meglio? Si sentiva come se fosse entrato dentro in uno di quei romantici film western che aveva visto quando era ragazzo. Ma dopo un anno e mezzo di lavoro nella fattoria, l’illusione della perfezione cominciò a svanire. Come l’estate dell’anno 1929 cominciò a farsi avanti, Billy diveniva sempre più insoddisfatto. Molte volte si chiedeva cosa c’era che non andava. Lui venne nel deserto per trovare pace e realizzazione. In certo qual modo pace e realizzazione gli sfuggivano. Non era felice, non completamente. Qualcosa mancava ancora nella sua vita. Ma cosa?
   Finalmente arrivò il tempo per il raduno del bestiame. Ogni estate, molti allevatori locali pascolano i loro armenti negli stessi pascoli in alto sulle montagne, dove l’erba cresce fitta tra i grandi pini. Ogni autunno lavorano assieme per radunare il bestiame sparpagliato, per condurlo giù a valle nelle fattorie per poi separarli per marchi. L’anno prima Billy aveva considerato il raduno d’autunno la più grande ed eccitante cosa che avesse mai fatto. Ma quest’anno era turbato dalla stessa inquietudine che lo aveva oppresso tutta l’estate. Cosa non andava?
    Quando la sera scese sulla pista, Billy tolse la sella dal suo cavallo e la sistemò vicino al fuoco del bivacco come cuscino. Dopo cena si distese contro la sella ad osservare il sole immerso dietro le montagne, gettando nel cielo lucenti strisce brillanti arancione, rosa e rosse. Un vecchio Texano di nome Slim accordò la sua chitarra. Ogni sera Slim faceva la serenata al deserto con canti popolari dei cowboy, accompagnato da un altro cowboy che soffiava attraverso un pettine, facendo vibrare un pezzo di carta che emetteva un suono armonioso. Slim cantò:
       
       La scorsa notte come mi stesi nella prateria,
       Guardai fisso le stelle nel cielo;
       E mi chiesi se mai un cowboy,
       Potesse lasciarsi trasportare in quel dolce “a tra poco”.

       C’è una strada per quel brillante regno felice;
       E la pista lì è velata, così dicono,
       Ma larga è quella che conduce alla perdizione, 
       È indicata e tracciata dal principio alla fine.

       Parlano di un altro grande Proprietario,
       E Lui non è mai sovraffollato, così dicono.
       Lui farà sempre posto ad un peccatore,
       Quello che si farà trasportare su quella stretta e diritta via.

       Dicono, Lui non ti abbandonerà mai,
       E Lui conosce ogni azione ed aspetto,
       Per la salvezza è meglio essere marchiati,
       Abbiamo il nostro nome sul Suo grosso Libro dei conti.

       Perché, dicono, ci sarà un grande raduno,
       Quando i cowboy come cagnolini staranno lì,
       Per essere marchiati dai cavalieri del giudizio,
       Che sono stati incaricati e conoscono ogni marchio.

       Immagino che sarò un giovane animale disperso,
       Solo un uomo che è condannato a morire;
       Io sarò incluso nel gruppo con i coriacei,
       Quando il Capo di quei cavalieri passerà.

    Billy comprese a cosa alludevano le parole della ballata. I giovani animali erano il bestiame non marchiato che finiva come carne da brodo. E cos’era del Grande proprietario con il Libro dei conti. Billy si chiedeva se ciò fosse la cosa che lo stava turbando. Aveva qualcosa a che fare con Dio? Slim accennò un altro motivo alla chitarra, questa volta era un vecchio inno di chiesa:

       Giù alla croce dove il mio Redentore morì,
       Giù dove per purificare il peccato io ho pianto,
       Là al mio cuore il sangue fu applicato,
       Gloria al Suo Nome.

  Ascoltando quella lenta, indugiante melodia, Billy sentì una distinta fitta nel suo cuore. Si voltò e tirò su la coperta attorno alla testa, lasciando fuori abbastanza spazio per gli occhi e il naso. Le stelle sembravano così vicine, come se fossero state incollate proprio sopra le montagne. Nel bisbiglio eterno della brezza attraverso i pini, Billy si immaginò di udire Dio che lo chiamava come chiamò il Suo primo figlio fuorviato, “Adamo, Adamo, dove sei”?
   Dopo tre settimane, il raduno del bestiame terminò. I cowboy fecero ritorno alla fattoria a prendere i loro stipendi e leggere la posta. Billy aveva una lettera che lo aspettava da parte di sua madre, imbucata alcune settimane prima. Tra le poche notizie, lei menzionava che Edward era molto ammalato. Billy la prese alla leggera, supponendo che suo fratello avesse un raffreddore o un’influenza.
    Quel pomeriggio tutti i cowboy andarono giù a Phoenix a far festa. Sebbene Billy non si sentisse gioioso come gli altri, si aggregò per cambiare scenario. Mentre gli uomini della fattoria riempivano il saloon, Billy girovagava da solo giù per la strada. Il suo cuore era ancora turbato. Cosa non andava? Senza alcun dubbio non aveva nostalgia. Egli amava l’Arizona, amava il deserto, il lavoro gli piaceva. Ma in un certo qual modo lui si sentiva ancora vuoto e incompleto. Non riusciva a comprenderlo.
     Si sedette per un po’ osservando il traffico. Una piccola graziosa ragazza Spagnola che gironzolava, gli batté le ciglia e lasciò cadere il suo bianco fazzoletto. Billy che con i suoi pensieri era da un’altra parte le disse: “Ehi, ti è caduto il fazzoletto”. La ragazza lo raccolse e continuò a passeggiare. Billy sentì della musica che proveniva da lontano, giù per la strada. Seguì il suono finché arrivò ad un’arena per rodei, vuota. Là, accanto alla stalla, un vecchio cowboy stava strimpellando una chitarra cantando:

       Giù alla croce dove il mio Redentore morì,
       Giù dove per purificare il peccato io piansi,
       Là al mio cuore il sangue fu applicato,
       Gloria al Suo Nome.

   Ma questo cowboy cantò con più sentimento di Slim là nella prateria. Quest’uomo cantò l’inno per quello che voleva dire. Le lacrime gli scendevano dalle sue butterate guance. Alla fine del coro, si girò verso Billy e disse: “Fratello, tu non sai cos’è finché non hai ricevuto questo meraviglioso Gesù Cristo”. E cantò nuovamente il coro, “Gloria al Suo Nome…”. Billy tirò in giù il cappello e se ne andò via. Il suo cuore ribolliva di un sentimento inesprimibile. Quando Billy ritornò al saloon, i suoi compagni della fattoria stavano ridendo rumorosamente, sparandosi l’un l’altro alle dita dei piedi, facendosi ballare l’un l’altro, scommettendo 5 $ che potevano camminare in linea retta — ed ognuno di loro aveva difficoltà a stare in piedi sul marciapiede. Billy li radunò nella macchina e li riportò a Wickenburg.
       Il mattino seguente quando Bill entrò nella sala da pranzo, gli fu dato un bigliettino che diceva: “Bill, esci al pascolo nord, molto importante”.
       Pop un vecchio Ranger Texano, lo stava aspettando al cancello del recinto. “Temo di avere brutte notizie per te”, disse Pop. Diede a Billy un telegramma che diceva: “Tuo fratello Edward è morto la sera scorsa. Vieni subito”.
      La notizia lo stordì. Era la prima morte che lui sperimentava nel suo ambito famigliare più prossimo. Si allontanò da Pop e guardò attraverso la gialla prateria, inaridita dal sole, le lacrime gli scendevano giù dalle guance. Lui pensò a com’era stata dura la vita per loro due da ragazzi — andare a scuola senza abbastanza vestiti addosso; senza libri di testo, o carta, o penne; e qualche volta senza abbastanza cibo da mangiare. Poi si ricordò d’aver rubato quella manciata di popcorn a suo fratello. Oh, se lui potesse solamente tornare indietro e rivivere; non ruberebbe mai più del pranzo ad un amico affamato e povero. Ma lui non poteva vivere di nuovo. Ora non poteva nemmeno dirgli che era dispiaciuto. Edward se ne era andato. Billy si chiedeva se Edward era pronto ad incontrare Dio. Poi il pensiero lo colpì — che ne era di se stesso? Era pronto ad incontrare Dio?
     Billy ritornò a Jeffersonville per il funerale. Alla conclusione del sermone il reverendo McKinney disse: “E’ possibile che ci sia qui qualcuno che non conosce Dio? Se è così, accettatelo ora”. Billy si aggrappò alla sedia per non alzarsi. Qualcosa di strano gli stava straziando il cuore — una specie di magnetismo che non riusciva a comprendere. Qualsiasi cosa fosse, lo faceva sentire un miserabile. Dopo il funerale Billy progettò di ritornare in Arizona, ma sua madre lo implorò così accoratamente finché alla fine Billy acconsentì, purché trovasse qualche lavoro. Presto si assicurò un lavoro scavando fossi per il metanodotto presso la compagnia del servizio pubblico locale, la Pubblic Service Indiana. Decise che sarebbe rimasto in Jeffersonville, almeno per un poco.
       La neve cadde tardi in quell’autunno del 1929 quando Billy si alzò e vide il terreno tutto bianco e ghiacciato, prese una coperta di sua madre, andò al cimitero, spazzò via la neve dalla tomba di Edward, poi stese la coperta sul fresco tumulo di terra. Voleva che Edward stesse al caldo.