06 nov 2015

Capitolo 47 Il disperato volo di Nightingale 1950

La mattina dopo il dibattito di Houston, Texas, Fred Bosworth si
fermò alla camera dell’albergo di William Branham per consegnargli
una lettera. Meda fece capolino sopra le spalle del marito. “Proviene
da Durban, in Sud Africa. Aprila, Bill”.
Bill aprì la lettera e cominciò a leggere. Questa lettera arrivava da
un’infermiera privata di una donna di nome Shirlaw Florence
Nightingale, che affermava di essere una parente della famosa
infermiera inglese del XIX secolo, Florence Nightingale. Miss
Shirlaw stava morendo di cancro e supplicava Bill di andare a
Durban, Sud Africa, il più in fretta possibile a pregare per lei. Era
troppo debole per venire in America. Il tumore era cresciuto dal
duodeno fin nello stomaco, impedendole di digerire qualsiasi cibo.
Ogni giorno da mesi un’infermiera l’alimentava attraverso un tubo
inserito in una vena. Lentamente si stava consumando. I medici non
si aspettavano che vivesse ancora a lungo. Aveva bisogno di un
miracolo di Gesù Cristo.
Per punteggiare la sua disperata situazione, la signora Shirlaw allegò
una foto di se stessa. Meda rimase senza fiato. Bill guardò la
fotografia in silenzio, scioccato. Prima d’allora non aveva mai visto
un essere umano così scarno. Le braccia sembravano manici di
scopa, ad eccezione dei rigonfiamenti ai gomiti. Bill poteva
facilmente contare le sue costole. La povera donna sembrava come
una pelle tesa sopra uno scheletro.
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Florence Nightingale Shirlaw incluse un biglietto aereo con la sua
lettera e la fotografia. Bill guardò il biglietto e poi guardò
interrogativamente il suo manager.
Fred Bosworth sapeva ciò che egli stava pensando. “Fratello
Branham, non c’è modo che tu possa volare in Sud Africa in questo
momento. Sei atteso a Beaumont nel giro di pochi giorni, poi a
Pensacola, in Florida, poi hai diversi impegni in Arkansas, poi
Carlsbad, Nuovo Messico – sei decisamente occupato negli Stati fino
ad aprile, quando andrai in Europa. In maggio, dopo essere tornato
dalla Scandinavia, hai qualche giorno libero. Si potrebbe quindi
andare”.
“A giudicare dal tono della sua lettera”– Bill prese la fotografia per
dargli un altro sguardo – “e da questa fotografia, lei sarà
probabilmente morta entro il mese di maggio”.
“Forse”, concordò Bosworth, “ma, fratello Branham, ricevi sempre
lettere da persone sul loro letto di morte. Non puoi andare a pregare
per ogni persona morente che t’invia un biglietto aereo. Se tu lo fai,
dovrai farlo per tutto il resto del tuo tempo. Devi essere guidato dallo
Spirito”.
“È giusto”, disse Bill. “Lo Spirito mi sta dicendo che c’è qualcosa di
significativo riguardo a questa donna. Forse il Signore mi sta
chiamando in Sud Africa”. Bosworth non rispose. Bill disse:
“Almeno preghiamo ora per Miss Shirlaw”.
Posate la lettera e la foto sul pavimento, s’inginocchiarono intorno ad
esse e Bill pregò: “Padre Celeste, quando vidi le parole 'Durban, Sud
Africa' su quella lettera, qualcosa esultò dentro di me. Desideri
mandarmi a Durban, per tenere delle riunioni? Padre, qui c’è una
povera donna morente che sta guardando a Te come sua ultima
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speranza per la vita. Ti chiedo di guarire Florence Nightingale
Shirlaw, nel Nome del Tuo Figlio, Gesù. E Signore, se Tu la
guarisci, lo prenderò come un segno da Te che io dovrò avviare una
campagna di guarigione in Sud Africa”.
MENTRE PREDICAVA in Florida, nel febbraio del 1950, Bill
ricevette una telefonata interurbana dalla signora Reece. Suo marito,
un vecchio amico di Bill, aveva appena avuto un ictus e giaceva in
un letto d’ospedale in punto di morte. Tutto quello che Bill poteva
fare, era di pregare per il suo amico al telefono, chiedendo a Dio di
avere pietà. Il giorno seguente, la signora Reece richiamò con la
buona notizia che durante la notte la condizione del marito era
migliorata. I medici ora sembravano certi che egli sarebbe vissuto.
Bill ringraziò il Signore per aver risparmiata la vita del suo amico.
Nel mese di marzo, Bill tenne una campagna a Carlsbad, Nuovo
Messico. Dopo un servizio, egli vide la signora Reece uscire dalla
chiesa. Bill le si avvicinò per salutarla e fu scioccato nel vedere
quanto il suo amico era invecchiato dall’ultima volta che lo aveva
visto. Un braccio era penzolante ed inservibile; l’altro si muoveva
con innaturale difficoltà. Sua moglie e il suo autista dovevano
aiutarlo a camminare.
“Fratello Branham”, farfugliò lentamente, “La notte scorsa la mia
carta di preghiera era così vicina. I numeri che hai chiamato erano
dal 25 al 35 e il mio era il numero 36. Oh, fossi stato in grado di
entrare nella linea di preghiera” –
“Fratello Reece, il solo essere nella linea di preghiera non ti avrebbe
guarito”.
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“Lo so, fratello Branham. Ma voglio sapere che cosa ho fatto per
meritarmi questo. Se ho fatto qualcosa di sbagliato, Dio sa che mi
dispiace per questo. Sono contento d’essere vivo – ma perché dovrei
passare il resto della mia vita in questa condizione?
“Beh, fratello Reece, non so perché queste cose succedano. Nelle
riunioni inizio scegliendo un numero a caso, per dare a tutti la stessa
opportunità. Se Dio l’avesse voluto”...
“Ciò è giusto, fratello Branham. Non è colpa tua. Io continuerò a
seguire le tue riunioni e continuerò a tentare fino a quando Dio non
mi mostrerà se guarirò o no”.
Bill, guardò con pietà il suo decrepito amico sul marciapiede, con un
vestito blu, camicia bianca e cravatta rossa. Bill vide
improvvisamente un altro signor Reece indossare un vestito marrone,
camicia bianca, cravatta marrone e in piedi sotto un albero di palma,
eretto e forte, con entrambe le braccia elevate sopra la testa, che
lodava Dio. Quando la visione svanì, Bill disse: “Fratello Reece, così
dice il Signore, sarà un uomo in buone condizioni. Non so dove, ma
so che non è qui, perché non ci sono palme qui. Un giorno sarai
accanto ad un albero di palma, con un vestito marrone, una camicia
bianca, e con una cravatta marrone. Tu mi vedrai e allora guarirai. Se
è quest’anno, il prossimo anno, o tra dieci anni, io non lo so. Ma
ricordati, fratello Reece, è il «Così dice il Signore»”.
Il 6 aprile 1950, William Branham, Ern Baxter, Jack Moore, Gordon
Lindsay, e Howard Branham salirono su un aereo con destinazione,
Londra, Inghilterra. A Bill sembrò il modo adatto di trascorrere il suo
41 ° compleanno – allargare le ali e innalzarsi in un ministero
mondiale. Quando il suo aereo atterrò a Londra, Bill rimase sorpreso
nel vedere migliaia di persone in attesa di salutarlo. Egli non aveva
riunioni programmate nelle Isole Britanniche; questa era solo una
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sosta nel suo viaggio per la Finlandia in modo di poter pregare per il
re d’Inghilterra George VI.
Mentre il gruppo Branham passava attraverso la folla strettamente
compressa, Bill sentì chiamare il suo nome dall’altoparlante
dell’aeroporto. Il reverendo Baxter si offrì di andare a vedere ciò che
volevano.
Dieci minuti più tardi Ern Baxter ritornò con un’altra sorpresa.
“Fratello Branham, non lo crederai mai, ma la donna del Sud Africa,
Florence Nightingale Shirlaw – in qualche modo è venuta a sapere
che saremmo atterrati qui oggi, così ha deciso di rischiare a venire
qui lei stessa, in un ultimo grande sforzo perché tu preghi per lei in
persona. Il suo aereo è atterrato pochi minuti prima del nostro. È
laggiù e lei è ancora a bordo”. Ern Baxter indicò un aereo
parcheggiato sull’altro lato della pista. “Fratello Branham, Miss
Shirlaw vuole che tu vada a pregare per lei immediatamente. Lei
pensa che sta per morire proprio ora”.
Bill studiò la situazione dubbioso. C’erano migliaia di persone tra lui
e l’aereo di Florence Shirlaw. Giratosi verso uno dei ministri
ospitanti, un vescovo anglicano, Bill suggerì, “Perché non porta Miss
Shirlaw a casa sua? Io andrò a Buckingham Palace e pregherò per il
re, poi verrò alla canonica a pregare per lei. Può chiamarmi al
Piccadilly Hotel e programmare un orario.
“Ma, fratello Branham”, il vescovo protestò, “Lei forse non può
vivere così a lungo”
“Beh, non posso arrivare a lei da qui. Può vederlo dalla folla”.
Il vescovo annuì. “Giusto, se questo è il meglio che possiamo fare.
Ha ragione, non si può arrivare all’aereo attraverso questa folla”.
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Gli impegni del giorno occuparono Bill più del previsto. Dopo aver
pregato per il re, a Buckingham Palace, lo portarono alla storica casa
di John Wesley, il celebre evangelista del diciottesimo secolo che
fondò la chiesa metodista. Bill s’inginocchiò e pregò nella camera
dove il grande uomo ogni mattina alle cinque pregava, se era a casa.
Poi Bill mise il mantello di Wesley, e andò nella sua chiesa, e salì
dietro al suo pulpito. Bill pensò di come John Wesley aveva
predicato un messaggio di santificazione, sottolineando che le
persone non solo devono accettare Gesù come il loro Salvatore, ma
altresì devono condurre una vita santa. Pensò a come Dio aveva
usato John Wesley come scintilla per un risveglio che aveva spazzato
tutta l'Inghilterra e aveva così ventilato in molte altre parti del mondo
cristiano. Bill si chiedeva che cosa direbbe la storia a riguardo del
risveglio che si stava diffondendo dal proprio ministero. Più tardi
quel giorno il suo ospite portò Bill all’abbazia di Westminster, dove
un folto gruppo di ministri aspettava d’incontrarlo. Lo riportarono al
Piccadilly Hotel alle due di notte.
La mattina seguente una pesante nebbia copriva la città. Bill e il suo
gruppo presero un taxi per andare dal vescovo. Egli viveva in una
bella canonica annessa ad una grande chiesa anglicana. Il vescovo li
aspettava presso la porta e li condusse su per una scala circolare in
un appartamento al secondo piano.
Il primo sguardo di Bill a Florence Nightingale Shirlaw lo lasciò
momentaneamente senza parole. Giaceva sulla schiena con un
lenzuolo bianco piegato sotto i fianchi, rendendola simile ad una
mummia egiziana. Le sue guance erano cave. I suoi occhi erano
sprofondati nelle orbite oculari. La sua bocca era così strettamente
tirata che Bill poteva vedere la forma dei suoi denti attraverso la
pelle. La povera donna sembrava pesasse circa 22 kg. Bill, si ricordò
di Georgie Carter che era dimagrita anche lei fino a pesare 22 kg,
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prima che il Signore la guarisse dalla tubercolosi. Sebbene Georgie
non era ridotta così male.
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Il re Giorgio VI soffriva di Buerger's disease (nota anche come
thromboangiitis obliterante) è una grave infiammazione e trombosi
(coagulazione) delle arterie e vene delle mani e dei piedi.. È
fortemente associata con l’uso dei prodotti del tabacco, in primo
luogo da fumo, un tipo doloroso di arteriosclerosi che restringe il
flusso del sangue ai piedi e alle gambe. Dopo che William Branham
pregò per lui, la condizione del re migliorò a tal punto che per la
prima volta da mesi lui potè avere pubbliche relazioni.
Georgie Carter era una donna piccola; Florence Nightingale Shirlaw
era alta quasi 1.80 m .
Un medico stava vicino alla porta. Bill trovata la sua voce chiese
pacatamente “C’è qualche possibilità per lei”?
Il medico scosse la testa. “Non una possibilità. Non ha mangiato cibo
solido in due mesi. Ora è così magra che le vene delle braccia e delle
gambe sono collassate e non siamo in grado di infilarle un ago per
alimentarla”.
“Oh, questo è terribile”, Bill sussurrò avvicinandosi al letto.
Bill disse: “Piacere, Miss Shirlaw. Io sono il fratello Branham”.
Lei sbatté le palpebre e aprì gli occhi e le sue labbra si mossero, ma
Bill non riuscì a percepire. L’infermiera si chinò per ascoltare, poi
disse: “Fratello Branham, vuole stringere la sua mano”.
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L’infermiera tirò fuori la mano della sua paziente da sotto il lenzuolo
del letto e la mise in quella di Bill. Era fredda come la morte. La
pelle era strettamente tirata intorno alle ossa che Bill sentiva come se
tenesse la mano di uno scheletro.
“Fratello Branham”, disse l’infermiera, “Florence ha seguito
attentamente il vostro ministero. Ha pregato così tanto e a lungo per
vedervi, credendo che, se avesse potuto stare vicino a lei, Gesù
Cristo l’avrebbe guarita. Ma temo che alla fine abbia rinunciato ad
ogni speranza. Credo che stia per morire subito, adesso, fratello
Branham, lei voleva vederla prima di morire”.
Delle lacrime gocciolarono dall’angolo degli occhi di Miss Shirlaw
mentre cercava di dire qualcosa. Bill si chiese dove potesse trovare
sufficiente umidità per piangere.
“Lei vuole che veda il suo corpo”, disse l’infermiera.
Quando tolsero le lenzuola, Bill sentì un’altra ondata di simpatia
mescolata alla nausea. Le braccia e le gambe, che non erano più
grandi delle ossa, erano rigate dalle linee blu delle vene collassate. I
suoi seni e lo stomaco erano affondati, e le sue costole si
distinguevano nettamente. La pelle delineava le giunture femorali.
Aveva l’aspetto di uno scheletro vivente.
Florence mosse nuovamente le labbra. L’infermiera si piegò in giù,
per raccoglierne i suoni, poi ripeté le parole della sua paziente: “Il
fratello Branham ha chiesto a Dio di lasciarmi morire”?
Bill si sentì strappare il cuore in due. “Preghiamo, tutti assieme”,
disse.
Gordon Lindsay, Ern Baxter, Jack Moore, tre ministri inglesi, i due
infermieri e un medico erano tutti riuniti intorno al lettino di
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Florence Shirlaw. Bill pregò la Preghiera del Signore: "Padre nostro
che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome"... mentre pregava, una
colomba atterrò sul davanzale di una finestra aperta dietro e sopra la
sua testa. Agitata, la colomba andava avanti e indietro,
gorgheggiando: "Coo, coo, coo". Finita la preghiera del Signore, Bill
continuò, "Dio Onnipotente, io prego che la Tua benedizione resti su
questo povero essere morente. Non posso chiedere la sua morte,
quando ha pregato così intensamente per la sua vita. Ti prego
d'essere misericordioso verso di lei, Padre. Chiedo questo nel nome
di tuo Figlio, Gesù. Amen".
La colomba volò via. Quando Bill aprì gli occhi, vide che gli altri
ministri non stavano pregando, ma stavano guardando l’uccello.
“Ti sei accorto della colomba”? Chiese uno di loro.
Aprendo la bocca per dire: “Sì, l’ho vista” Bill si stupì di sentire
annunciare da se stesso, “Così dice il Signore, «Questa donna vivrà e
non morrà»!
Ogni persona in quella stanza lo guardò stupita. Sembrava così
assolutamente impossibile.
“Fratello Branham, sei sicuro”? Interrogò Ern Baxter.
“Non era nella mia mente di dirlo”, rispose Bill. “Non ero io a
parlare. È stato Lui; perciò avverrà e quando avverrà, sarà come un
segno che io dovrò andare a Durban, in Sud Africa”.
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